Storia della Grotta

Nella seconda metà del XIX secolo una cava di calcare iniziò la sua attività nella zona dove, fra il IX e il XII secolo, sorgeva la rocca dei si­gnori “Da Maona”, antica famiglia magnatizia che diede origine ai “Da Montecatini”, da cui presero nome gli attuali insediamenti di Monte-catini Alto e Montecatini Terme, nota stazione termale fra Pistoia e Lucca. Questa cava, da cui veniva ricavata roccia incoerente destinata a es­sere sminuzzata per l’utilizzo in edilizia, si trova a NE dell’abitato di Montecatini Terme, sulla strada che porta al borgo di Montecatini Alto. In una giornata di lavoro in cava, nel 1860, gli operai notarono che, dopo lo scoppio di una delle due cariche esplosive programmate, la polvere e il materiale detritico che di solito si spargevano nell’aria, vennero inghiottiti da un vuoto che si aprì nella montagna, come se ci fosse stato uno “scoppio in dentro”. Il materiale cadde all’interno di una cavità naturale, accessi­bile dalla parziale distruzione accidentale di una sala riccamente concrezionata. La cavità fu subito battezzata “Grotta Maona”, tenendo fede al toponimo che da circa un millennio identificava quei luoghi.

I lavori per rendere fruibile ai turisti la cavi­tà iniziarono poco dopo la scoperta e al posto dell’accesso individuato dalle attività di cava, fu preferito aprirne un altro che consentisse ai visitatori di percorrere un tragitto esterno più agevole. All’epoca infatti la zona era profonda­mente diversa da come la vediamo oggi e al po­sto dell’ampio parcheggio e del viale d’accesso c’era una montagna di calcare che nel corso de­gli anni è stata completamente asportata. Venne quindi allestito il percorso di visita, utilizzando per la realizzazione dei gradini il detrito ricavato dall’apertura della cavità, e scelto il punto dove aprire artificialmente un nuovo ingresso anche in relazione alla morfologia esterna. La parete che dette accesso alla grotta venne quindi richiusa con un muro in pietra (allestito sempre utilizzan­do i detriti della cavità), e nel 1892 iniziarono gli accompagnamenti turistici. La Grotta Maona probabilmente cela una sto­ria molto più antica di quella raccontata finora e lo fanno supporre i reperti che furono trovati dai primi esploratori ottocenteschi. Oltre a resti di ossa animali, probabilmente orsi delle caverne, cervi e cinghiali, sono state rinvenute delle lu­cerne e delle monete, che vengono fatte risalire al periodo in cui poco sopra la cava Maona si trovava la rocca dei “Conti da Maona”. I reperti sono attualmente conservati in una teca posta all’in­gresso della grotta.

Una leggenda inoltre lega la Buca delle Fate, una piccola cavità naturale non censita che si trova poco sopra l’ingresso naturale della Grot­ta Maona alla Buca delle Fate di Marliana (T/ PT 181). Utilizzata dai cavatori come deposito per gli esplosivi, da qua la leggenda narra che si potesse raggiungere l’altra Buca delle Fate, a Marliana, purtroppo distrutta da una cava attiva oltre trenta anni fa.